Dalla consolle dell’organo al timone della “Lunelli”

Stefano Rattini, nome noto nel panorama dell’organo italiano e Trentino, presidente uscente della Associazione Organistica Trentina “Renato Lunelli”, dopo 8 anni ha lasciato la presidenza dell’associazione al m° Luca Moser, pur rimanendo nel direttivo come parte attiva nell’organizzazione della vita del consesso musicale. Il direttivo lo ringrazia per questi anni, ricchi di cambiamenti e di nuove iniziative: periodo che vogliamo ripercorrere con una breve intervista, che raccoglie ricordi, aneddoti e considerazioni sul lavoro svolto.

Dopo 8 anni di presidenza, quali ricordi ed impressioni arrivano, in merito al mondo dell’organo trentino? 

Per diversi motivi, l’organo non è più quello strumento popolare che è stato per secoli e secoli; ciononostante, anche ai giorni nostri non manca di esercitare il suo fascino di “macchina meravigliosa” su chi abbia la possibilità di avvicinarlo e di conoscerne le caratteristiche e le potenzialità. Quando un tempo tutta la popolazione frequentava i riti religiosi e l’organo era l’unico strumento ammesso sotto le volte del tempio, esso era, per le fasce più umili della popolazione, l’unico tramite per accedere alla musica colta: generazioni e generazioni, di ogni estrazione sociale, hanno potuto accostarsi alla produzione musicale più raffinata attraverso quella che qualcuno ebbe a definire “l’orchestra dei poveri”. Al giorno d’oggi tutto è cambiato: chiunque può ascoltare, volendo, qualunque genere musicale, ma le occasioni nelle quali si venga “esposti” alla musica colta e in particolare a quella organistica, venendone quindi involontariamente “agganciati”, si sono fatte molto rare; ciò che di musicale passa per i mezzi di comunicazione di massa è giocoforza semplice e a buon mercato e difficilmente può stimolare la curiosità verso generi più raffinati, tantomeno verso la musica organistica. Per ascoltare l’organo occorre un atto della volontà: recarsi ad un concerto, frequentare una funzione religiosa accompagnata dalla musica organistica, acquistare un CD o navigare nel mondo sconfinato della rete. Le possibilità non mancano, in verità, ma occorre andare a cercarle e, ovviamente, occorre essere motivati a farlo. Eppure gli appassionati non mancano: a Trento, forse più che in altre città, l’organo ha un suo ruolo e un suo pubblico, per lunga tradizione; la fama dell’organo di Santa Maria Maggiore ha portato il nome della nostra città ben al di là dei confini provinciali, e i concerti organistici che regolarmente si tengono in città registrano sempre un afflusso gratificante di appassionati. Lo sforzo divulgativo dell’Associazione Organistica Trentina “Renato Lunelli” ha certamente contribuito in larga misura a questo risultato: un quarantennio di attività costante sul territorio ha lasciato il segno e ripaga generosamente degli sforzi compiuti. La nostra associazione, beninteso, non è l’unico soggetto ad occuparsi dell’organo, sul territorio provinciale, e qualcuna lo fa pure ad altissimo livello; l’attività dell’Associazione Lunelli è tradizionalmente basata sulla città, qui misura i propri successi e qui si interroga sulle buone pratiche per diffondere la bellezza che emana dallo strumento e dalla sua letteratura. Nei miei otto anni di presidenza, nei limiti delle mie possibilità, delle mie capacità e del poco tempo disponibile, ho fatto il possibile per continuare il lavoro egregiamente svolto dai presidenti che mi hanno preceduto, cercando di ampliare l’offerta sulla città, in particolare in occasione del Festival Organistico Internazionale, la manifestazione di punta del nostro sodalizio. Negli ultimi decenni sono stati costruiti, in città, alcuni strumenti di grande prestigio, che hanno stimolato l’attività organistica e che siamo riusciti a valorizzare con molta soddisfazione attraverso concerti, registrazioni discografiche e pubblicazioni specialistiche. 

Cosa può dire, dopo quasi 40 anni, nella tua vita, nel mondo dell’organo e nella tua carriera, il legame con il nostro presidente onorario e fondatore, il m. Giancarlo Parodi? 

Senza l’idealismo, l’energia psichica, la passione e la dedizione di Giancarlo Parodi, uno dei più importanti organisti italiani viventi, personalità che la città di Trento ha avuto la fortuna di ospitare quale docente d’organo e composizione organistica presso il conservatorio, tutto ciò non sarebbe stato possibile: è lui che ha fondato l’Associazione Renato Lunelli, quale naturale prosecuzione, dopo il diploma, della classe d’organo. Egli seppe formare e coltivare, tra i suoi studenti, un gruppo umano fondato sul rispetto reciproco, animato da sincera amicizia; egli col suo carisma seppe trasformare il germe della gelosia – che alberga nell’animo umano come il “peccato originale” – in una sana e costruttiva emulazione, i cui frutti perdurano nel tempo e destano l’ammirazione di chi vive in altre realtà, ove carrierismo esasperato e inimicizia dichiarata portano frutti ben più amari. 

Qualche momento particolarmente caro che ricordi di questi 8 anni? 

Ospitare a Trento personaggi come Jean Guillou, Pierre Pincemaille, Luigi Ferdinando Tagliavini – figure che purtroppo recentemente hanno lasciato questo mondo – e poter godere della loro vicinanza, della loro cultura e del loro fascino, è un ricordo indelebile che riempie di soddisfazione il presidente e tutto il direttivo, prodigatosi in questi anni senza mai risparmiare le forze. Ricevere il ringraziamento di chi, semplice cittadino appassionato dell’organo, ha goduto di una particolare iniziativa, a volte neppure tra le più pubblicizzate e blasonate, è la più grande ricompensa per il lavoro svolto. 

In quali direzioni si è sviluppata l’attività dell’associazione in questi anni? 

Il Festival Organistico, sebbene sia la più nota, non è l’unica manifestazione curata dall’Associazione: ricordiamo il ciclo de l’Orgue Mystique di Tournemire, che ha portato in città il gusto per l’impressionismo organistico francese; i concerti pomeridiani legati ai vespri in cattedrale durante l’Avvento e la Quaresima, che nel tempo hanno coinvolto gli strumenti più significativi della città; le Passeggiate Organistiche di San Vigilio, felice idea che ha fatto registrare un inaspettato e lusinghiero consesso di folla; le celebrazioni per il trentennale dell’Associazione e per il cinquantenario della morte di Renato Lunelli; le visite guidate agli organi, vere e proprie “gite di famiglia”, in cui sono venute a coincidere l’amore per la cultura con quello per la buona tavola e per la sincera amicizia. Sono tutte iniziative che richiedono un grande sforzo organizzativo, ma che ripagano con una gratificazione personale e umana che non ha pari. Un capitolo di estrema attualità e necessità è ora quello far conoscere l’organo alle nuove generazioni, le quali non mancano di manifestare, qualora abbiano la possibilità di venirne a conoscenza, il proprio interesse per lo strumento e per la sua natura di “macchina dei suoni”. Mi piacerebbe che l’Associazione, negli anni a venire, sotto la guida del caro amico e ammirato musicista Luca Moser, nuovo presidente, si occupasse anche di questo importante, vitale settore, del quale mi piacerebbe occuparmi attivamente. 

MEB